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mercoledì 14 febbraio 2018

LASCIARE LA PRESA - COME APPRENDERE LA GIUSTA AZIONE DAL GIOCO DELLE MASCHERE


(Tratto da "IL SEGRETO DELLA SPADA: Frammenti di un insegnamento tradizionale".
Copertina flessibile: 151 pagine. Euro 12,00.. Editore: Independently published. Collana: Arte di vivere. Lingua: Italiano
ISBN-10: 1522019820 - ISBN-13: 978-1522019824)



"Lasciare la presa, cioè l'impugnatura della spada, ha vari significati.
Può voler dire vincere senza la spada. Può voler dire essere incapaci di vincere senza la
tachi, è difficile descrivere questa tecnica”.
(Il dodicesimo giorno del V mese del secondo anno dell'era Shoho, Shinmen Musashi) 

La giusta azione è "lasciare la presa".
Difficile da comprendere.
Una storia che mi affascina e che forse può aiutare a capire cosa significhi "lasciare la presa" è quella del "Nano cosmico". L'ho letta per la prima volta in un libro di Zimmer, "Miti e Simboli dell'India".Il nano cosmico, nato dalla madre degli Dei, Aditi, è Vamana, quinto avatar di Vishnu.Nei Purana si racconta che, un giorno, il "Narayana" viene svegliato dal suo sonno sul mare nero dell'inizio. Un titano, un malvagio Re del Mondo, dopo aver spodestato  gli dei  si sta appropriando dell'essenza vitale di tutti gli esseri viventi. Vishnu scende sulla terra e si presenta al demone sotto forma di un bambino rachitico, con un ombrellino, credo giallo, in mano. Una specie di nano da circo. Con la sua vocetta, flebile e sgraziata, chiede al Titano di fargli un favore e questi, divertito da quella caricatura di uomo, acconsente di buon grado.
-"Vorrei che tu mi concedessi tanta terra quanto ne possa coprire con tre dei miei passi"- disse il nanetto.
-"Tre passettini?"- pensò il titano annuendo -"Ma quanto mi diverte  questo nanetto! Gli regalerò un paio di mattonelle della sala del mio palazzo"
Il nanetto cominciò ad espandersi a crescere, immenso come il monte Meru, superò le nubi e infine Vishnu si manifestò sottò forma di un gigantesco guerriero. Con il primo passo raggiunse la luna,
Col secondo tutti i pianeti. Con il terzo fece ritorno nel palazzo del titano e lo schiacciò sotto il peso del suo piede.
Perché, mi domando, Vishnu non si manifesta immediatamente come guerriero cosmico e prende a ceffoni il demone?

Perché non può farlo

Ho lavorato parecchio con le maschere, in teatro. È bello assai. Nel Noh giapponese si usano maschere bellissime, con gli occhi così piccoli da rendere l'attore che le indossa quasi cieco. Nel kathakali si usa il trucco, invece, ma il senso è lo stesso. In italia c'era la commedia dell'arte che all'inizio, anche se pare strano era sacra. Arlecchino per esempio è "Hell Koenig", l'Imperatore dell'Inferno. Anche quando fa il buffone conserva il bastone del comando (batoccio) e il corno tagliato della "bestia". Le maschere italiane, prima di Strehler, avevano gli occhi piccoli piccoli, come quelle del Noh. L'attore si muoveva seguendo i suoni e le poche luci che intravedeva e questo lo metteva in una condizione di alterità.

Lavorare con le maschere è un'esperienza inquietante: se indossi quella di un demone o di un eroe, il corpo, condizionato dalle linee del "suo" volto, sovrapposto al tuo, ne assume, automaticamente i gesti e la postura e tu cominci a muoverti, parlare e pensare, più o meno, come ha previsto il fabbricante della maschera. Vishnu non può far altro che agire, parlare e pensare come il bambino rachitico. Non importante se è, assieme, l'attore e il fabbricante di maschere.
Questo significa lasciare la presa: indossare la maschera che la vita ha costruito per noi fino alla fine dello spettacolo. Solo allora, il vero sé può manifestarsi e svelare che attore, regista e palcoscenico sono sempre e solo un unico essere.



lunedì 5 febbraio 2018

VEDA, VEDANGA E UPAVEDA . LE SCRITTURE DELLO YOGA




La diffusione su vasta scala dello Yoga, se da un lato ha permesso ad un numero enorme di persone di godere dei benefici procurati dalla sua pratica, dall'altro ha prodotto una semplificazione, se non una banalizzazione dell'offerta culturale.

Lo Yoga, inteso come una serie di esercizi fisici, pratiche, meditative, speculazioni filosofiche, rituali e iniziazioni, proviene da un numero ridotto di scritture chiamate Agama, che a loro volta derivano dai testi più antichi, chiamati Veda o Samitha.

Il fatto che gli Agama siano ciò che da noi è definito Tantra la dice lunga sulla superficialità di molti insegnamenti giunti in occidente, che tendono a separare il tantra dallo Yoga ortodosso e dal sapere Vedico.

Eppure nei testi tradizionali è detto:

" I Veda sono la Vacca, gli Agama sono il Latte"

Vedi: Umapati, Traduzione di David Smith[35] 

  
I tantra non sarebbero altro che l'aspetto pratico della filosofia tradizionale indiana, ma, chissà perchè, oggi anche in Oriente vengono identificati quasi completamente con pratiche sessuali più o meno ortodosse.


Ma torniamo alle scritture. 

Per "Scritture"  si intende una serie di opere letterarie composte nel corso dei millenni, da yogin e filosofi, che appaiono talvolta come manuali teorici-pratici, altre come cronache di particolari realizzazioni, altre ancora come racconti mitici che avrebbero lo scopo di attivare le forze primarie della creazione nascoste  nel nostro inconscio.

In genere le scritture dello Yoga vengono suddivise in due grandi gruppi definiti śruti smṛti.


श्रुति śruti significa Orecchio, Audizione, Ascolto.
Nel Sanatana Dharma  ( o "Filosofia perenne", nome che si dà alle concezioni filosofiche su cui si basa  lo Yoga) śruti è sinonimo di Veda.





वेद veda sono una raccolta di libri che rappresentano, anzi, per gli induisti  sono, il Brahman, l'essere supremo, il Dio senza forma degli antichi indiani.

Quelli che comunemente, ai nostri giorni, chiamiamo Veda sono in realtà solo una parte dei Veda, le quattro Saṃhitā (संहिता) e composte tra il 20.000 e il 1.000 a.C.
Le quattro Saṃhitā sono

1) Ṛgveda (ऋग्वेद), o"Libro degli Inni"
2) Sāmaveda (सामवेद), o "Libro dei Canti".
3) Yajurveda (यजुर्वेद), o "Libro delle Formule Rituali e dei Sacrifici".
4) Atharvaveda (अथर्ववेद), o "Libro delle Formule Magiche.

La seconda parte dei Veda è costituita dai Brāhmaṇa (ब्राह्मणं), commentari alle quattro Saṃhitā composti tra il 1100 a.C. e l'800 a.C..

La terza parte sono gli Āraṇyaka (आरण्यक), dei veri e propri manuali pratici riservati agli eremiti delle foreste.

Infine ci sono le Upaniṣad (उपिनषद). Le Upaniṣad considerate originali o"ortodosse" sono 108, ma quelle che fanno parte integrante dei Veda sono solo 19. Le Upaniṣad sono, assieme manuali tecnici e testimonianze di realizzazioni. In pratica l'autore di un upanishad dice al lettore: "Io ho realizzato l'unione con il divino o con questa particolare forma del divino, se vuoi ottenere la realizzazione di cui parlo devi fare così e cosà".

I quattro Saṃhitā, i Brāhmaṇa, gli Āraṇyaka e le Upaniṣad) sono considerati apauruṣeya, ovvero non composti dagli esseri umani e per questo appartenenti alla Śruti. L'idea è che 
i Ṛṣi, letteralmente "Cantori ispirati", che li hanno composti siano stati ispirati direttamente dalla divinità



1)Ṛgveda o "Libro degli Inni"

Nel Ṛgveda troviamo:
- una raccolta di inni chiamati Ṛgveda Saṃhitā
- due Brāhmaṇa, l'Aitareya Brāhmaṇa e il Kauṣītaki Brāhmaṇa (o Śaṅkhāyana Brāhmaṇa);


2) 
Sāmaveda o "Libro dei Canti"

Nel Sāmaveda troviamo:
- due Brāhmaṇail Jaiminīya Brāhmaṇa (o Talavakāra Brāhmaṇa, il Brāhmaṇa dei musici) che prende il nome dal saggio Jaimini, e il Tāṇḍya Mahā Brāhmaṇa (o Pañcaviṃśa Brāhmaṇa). Che prende il nome da Tanda un maestro legato alla trasmissione delle Formule dei sacrifici rituali..
- un Āraṇyaka, lo Jaiminīya Āraṇyaka;

3) Yajurveda o "Libro delle Formule Rituali e dei Sacrifici".

Lo Yajurveda è diviso in due parti: 

I) Il Kṛṣṇa Yajurveda (Yajurveda nero), la parte più antica detta "nera" (kṛṣṇa) forse perché considerata meno 'pura'.

II) Lo Śukla Yajurveda (Yajurveda bianco), più recente del Kṛṣṇa Yajurveda, detto "bianco".

Nel Kṛṣṇa Yajurveda troviamo:
- tre Saṃhitā, la Kaṭhaka Saṃhitā o Kapiṣṭhala-Kaṭha Saṃhitā, la Maitrāyaṇi Saṃhitā e la Taittirīya Saṃhitā
- un Brāhmaṇa, il Taittirīya Brāhmaṇa
un Āraṇyaka, il Taittirīya Āraṇyaka

Nello Śukla Yajurveda Troviamo:
- una Saṃhitā, la Vājasaneyī Saṃhitā
- un Brāhmaṇa, il Śatapatha Brāhmaṇa
- un Āraṇyaka, il Bṛhad Āraṇyaka;
- cinque Upaniṣad, la Bṛhadāraṇyaka Upaniṣad (la più antica fra le Upaniṣad canoniche), la Jābāla Upaniṣad, la Paiṅgala Upaniṣad, la Sūrya Upaniṣad e la Īśā Upanisad.

4) Atharvaveda, o "Libro delle Formule magiche".

Nell'Atharvaveda troviamo:

- una Saṃhitā, l'Atharvaveda Saṃhitā;
- un Brāhmaṇa, il Gopatha Brāhmaṇa;
- quattro Upaniṣad, la Praśna Upaniṣad, la Muṇḍaka Upaniṣad, la Māṇḍūkya Upaniṣad e la Kaivalya Upaniṣad.



स्मृति smṛti  significa invece memoria, tradizione, rimembranza e indica
 i testi "applicativi ed interpretativi dei Veda.
Lsmṛti è costituita  da sette gruppi di opere: upaveda, śāstra, vedanga, darśana, itihāsa, purāṇa, āgama,

Gli Upaveda sono manuali di applicazione dei Veda e naturalmente sono quattro, uno per ogni veda:

Arte del tiro con l’arco e
Tecniche militari

2) Gāndharvaveda 
Arte della Musica, della Danza
e del Canto

Arte della spada, Metallurgia
e Architettura

4) Āyurveda 
Arte della Medicina




il secondo gruppo di opere della smṛti è costituito dagli शास्त्र śāstra ovvero le norme , le regole, gli ordinamenti (manavadharmasastra o legge di Manu regola la vita della società, natyasastra regola i comportamenti nel teatro, kama sastra i comportamenti nel campo dell'amore e del sesso ecc. ecc)


il terzo gruppo è costituito dai 6 Vedanga, ovvero i testi che insegnano le sei discipline indispensabili per comprendere i veda:



1) शिक्षा śikṣā, la fonetica, le istruzioni per la fonazione e la pronuncia.

2) छान्दस chāndasa ovvero la prosodia, l'insegnamento della divisione in sillabe, il ritmo,l'accentazione, il metro,la cadenza del linguaggio.

3) व्याकरण vyākaraṇa , ovvero le regole grammaticali.

4) निरुक्त nirukta ovvero l'etimologia indiana, lo studio della simbologia delle singole sillabe ecc. ecc.

5) ज्योतिष jyotiṣa, ovvero astronomia e astrologia.

6) कल्प kalpa
, lo studio dei rituali (e del tempo....).

Il quarto gruppo è costituito dai 6 दर्शन darśana punti di vista filosofici ortodosii, ovvero i sei metodi interpretativi dei veda:



1) Nyāya
Regola, metodo, logica.

2) Vaiśeṣika
Filosofia naturale, affine al Buddhismo.

3) Sāṃkhya
Enumerazione, Ateismo razionalista.

4) Yoga
A partire dal XX secolo con riferimento quasi esclusivo allo Ashtanga Yoga di Patanjali, in precedenza basato su Hathayoga e Tantrismo

5) Mīmāṃsā
Studio dei rituali vedici, e analisi critica sia in senso teistico che ateistico.

6) Vedanta
Nell'accezione sia di Filosofia Duale che Non-Duale, basata esclusivamente sullle Upanishad maggiori, i Brahma Sutra e la Bhagavad Gita.


Il quinto gruppo è quello di इतिहास itihāsa  che significa storia, ed è formato dai due poemi epici indiani:




1) Mahābhāratam

2) Rāmāyaṇam




il sesto gruppo è costituito dai पुराण purāṇa , che significa antico, e rappresenta la mitologia e la cosmogonia indiana. In genere si parla di 36 purāṇa, 18 detti Maggiori e 18 Minori, tutti tradizionalmente attribuiti a Vyasa, ma in realtà sono molti di più. Le liste più accreditate dei Mahapurana (Purana maggiori) e degli Upapurana (Purana minori) sono le seguenti:

Mahapurana

1) Agni.
2) Bhagavata.
3) Brahma.
4) Brahmanda.
5) Brahmavaivarta.
6) Garuda.
7) Kurma.
8) Linga.
9) Markandeya.
10) Matsya.
11) Narada.
12) Padma.
13) Shiva.
14) Skanda.
15) Vamana.
16) Varaha.
17) vayu.
18) Vishnu.


Upapurana


1) Adya Purana (Sanatkumara)
2) Narasimha Purana
3) Skanda Purana
4) Shivadharma Purana
5) Durvasa Purana
6) Naradiya Purana
7) Kapila Purana
8) Vamana Purana
9) Aushanasa Purana
10) Brahmanda Purana
11) Varuna Purana
12) Kalika Purana
13) Maheshvara Purana
14) Samba Purana
15) Saura Purana
16) Parashara Purana
17) Maricha Purana
18) Bhargava Purana.







Il settimo gruppo è costituito dagli आगम āgama  (più precisamente 
āgama  e nigama, a volta si chiamano con questi nomi anche i Vedache significa sia teoria  che strada d'accesso, e sono gli specifici insegnamenti per i tre gruppi di "fedeli" contemplati nel sanatana dharma: sakta-vaisnava -saiva, ovvero devoti alla Dea, devoti a Vishnu e devoti a Shiva. L'insieme degli āgama è ciò che comunemente viene chiamato Tantra.

Ogni āgama è diviso in quattro parti:

1) Jnana Pada (o Vidya pada)
Ovvero le dottrine e la conoscenza filosofica e spirituale.

2) Yoga Pada
Ovvero gli esercizi fisici (posizioni, sequenze, pratiche respiratorie...) e mentali (meditazione, visualizzazione, concentrazione).

3) Kriya pada
Ovvero le regole per i rituali, tecniche di costruzione e consacrazione di templi, statue e icone, rituali di iniziazioni dei discepoli.

4) Charya Pada
Ovvero le tecniche di insegnamento, per l'osservanza dei riti religiosi ecc.

Di solito si parla di 28 Shaiva Agama, 64 Shakta Agama e 108 Vaishnava Agama, ma in realtà ne esistono molti di più legati anche alle figure di ganesha, Bhairava, Buddha.
Qui ci limiteremo ad indicare il nome dei 28 Shaiva Agama:


  1. Kamikam
  2. Yogajam
  3. Chintyam
  4. Karanam
  5. Ajitham
  6. Deeptham
  7. Sukskmam
  8. Sahasram
  9. Ashuman
  10. Suprabedham
  11. Vijayam
  12. Nishwasam
  13. Swayambhuvam
  14. Analam
  15. Veeram
  16. Rouravam
  17. Makutam
  18. Vimalam
  19. Chandragnanam
  20. Bimbam
  21. Prodgeetham
  22. Lalitham
  23. Sidham
  24. Santhanam
  25. Sarvoktham
  26. Parameshwaram
  27. Kiranam
  28. Vathulam




mercoledì 24 gennaio 2018

TANTRA - OLTRE I VELI DELL'ILLUSIONE





"Ciò che è celebrato come fonte del flusso universale che spande la felicità è chiamato organo genitale, ma ha per essenza la via mediana"

(Jayaratha, Tantralokaviveka)[1]



Nel tantrismo sessuale l'accento è posto, ovviamente e senza possibilità di dubbio, sugli organi genitali (upastha), definiti spesso vajra (diamante) e padma (loto). In tutte o quasi le immagini tantriche il pene e la vagina sono posti in grande evidenza, ma bisogna considerare che si tratta di organi sessuali "sacralizzati" o "divinizzati".

Scrive Abhinavagupta[2] (Tantraloka V, 122)


"l'insieme degli organi divinizzati risiede senza sforzo in questo regno pieno di felicità, quello di una coscienza perpetuamente emergente".

Il turgore degli organi è l'aspetto visibile di vīryā, energia sessuale, ed è sacro di per sé, perché vīryā è una forma della Dea, ma ovviamente non basta avere il sesso turgido per essere un tantrico. Il vero yogin è colui che, colmo di questa potenza e, liberato dai vincoli (le cause di "contrazione", ovvero la gelosia, la brama di possesso, la lussuria, i vincoli imposti dalla religione e dalla morale corrente) vive ogni esperienza immerso nel flusso di piacere che si trasforma "in un atto vibrante (spanda che significa “impulso”, “vibrazione”), la presa di coscienza di un qualcosa che sfugge ai limiti di spazio e tempo".

Accrescere la propria energia sessuale significa, nel tantra, accrescere la capacità di vivere pienamente fino a raggiungere lo stato della felicità senza limiti definito sahaja, o stato naturale.

Scrive ancora Abhinavagupta, nella traduzione dalla Silburn (Paratrisikavivarana 49,50)

"Mancare di virilità significa mancare di vita, mancare della capacità di meravigliarsi [caratteristica] dell'essere dotato di cuore [sahṛdaya che significa "sensibile" "empatico", "di buon cuore"], immerso nel fervore e la cui potenza virile è in effervescenza, perché solo il cuore che fortifica questa potenza è capace di meraviglia".


È evidente che la nostra idea di virilità è assai diversa da quella dei maestri tantrici. Essere virili significa per Abhinavagupta essere dotati della capacità di meravigliarsi tipica del bambino. Il quieto stupore, il trasporto misurato degli amanti indiani vuole rappresentare non l'assenza di passione, ma l'effervescenza sottile della potenza sessuale quando la si usa per espandere gli organi sensoriali e, quindi, la coscienza.
Effervescenza, espansione, rapimento, meraviglia… nei testi tantrici queste parole ricorrono continuamente, e sono parole che fanno a pugni con l'immagine dello yogin come un asceta tutto assorbito in se stesso e occupato ad ottenere il distacco dai sensi. Per il tantra il distacco non è distacco dall'oggetto percepito, ma dal desiderio di possederlo e di esserne posseduti. Bloccare, arrestare, fermare sono invece verbi che non compaiono nel vocabolario del tantrismo, le cui tecniche si basano sulla leggerezza e sulla dolcezza, sull'abbandono controllato (nel senso di cosciente) al flusso del piacere. Cogliere "la potenza virile nell'atto di zampillare" ad esempio non significare impedire l'emissione dello sperma senza tener conto dei bisogni della nostra partner, come credono in molti.

Ciò che va bloccato o interrotto non è il processo naturale dell'eiaculazione, ma la dinamica nascita del desiderio - soddisfazione - morte del desiderio.


L'effervescenza dell'energia sessuale, che produce lo stato definito “il ruggito dello yogin”, può nascere solo dalla libertà. Il tantrico non ricerca il piacere, ma ne viene sorpreso. Con l'animo del fanciullo, o dell'artista, scopre la bellezza di un suono, di un colore, del volo di un gabbiano in maniera “tattile” e se ne stupisce. Questa specie di sinestesia e il divertito distacco che la accompagna, sono trai sintomi di quella che viene chiamata Ascesa di Kuṇḍalinī,
Il suono dei cembali durante la meditazione o una pietanza gustosa vengono "sentiti" come una carezza o un soffio di vento. Probabilmente la danza e i corpi dei danzatori sono così frequenti nelle rappresentazioni pittoriche, nelle sculture e nella simbologia tantriche perché rendono visibile l'invisibile, quella carezza divina che sfiora il corpo e il cuore dello yogin nello stato di ānanda, in ogni momento della sua esistenza.

Paradossalmente l'espansione dei sensi causata dall'accumulo di energia sessuale porta all'assorbimento nel Sé.

La diversa "qualità" degli stimoli sensoriali, permette di penetrare l'essenza dell'oggetto che li provoca favorendo l'identificazione dello yogin con la percezione (azione del godere) e con l'oggetto percepito (oggetto di godimento): è questa l’esperienza che viene definita Samadhi.

Il Samadhi è lo strumento che scioglie i cinque veli della Grande Dea dell’Illusione.

Nello Yoga ogni cosa nasce dallo Spazio Infinito.

La Dea stessa è Spazio infinito, incomprensibile e incommensurabile, come l'Oceano senza Sponde che bagna l'Isola delle Gemme, il talamo degli amanti divini.

Ma l'Universo, per essere percepito, deve avere delle misure.

Dallo Spazio illimitato nasce, nella mente, lo spazio limitato dai punti cardinali (Est, Ovest, Nord e Sud), dall' alto e dal basso.

È il primo velo di Māyā e viene generato dal desiderio della Dea di risvegliare il suo Sposo.

La limitazione è creazione.

Lo spazio limitato contiene in sé una indefinita possibilità di architetture, generata dal potere del desiderio, Icchā Shakti.

La continua alternanza di pieno e vuoto e chiaro e scuro che chiamiamo esistenza è ritmo ed il ritmo è vibrazione.

Il seme di tutte le vibrazioni, il primo suono potenzialmente udibile, ma ancora inespresso, è rappresentato nell’Isola delle Gemme, dalle tre vocali A, I ed U.



La seconda limitazione è la conoscenza, Vidya, la possibilità di udire il primo suono. È l'Aria che conduce la vibrazione da un luogo all'altro.

La dea prende il nome di Jnana śakti. Il Dio la riconosce e la desidera con gli occhi, con la pelle, con l'anima. Il desiderio si fa passione, raga, e la passione è il Fuoco, il terzo velo limitante, radice dell'Azione, Kriya Shakti.

Desiderio, Conoscenza, Azione. La conoscenza nasce dal desiderio, l'azione dalla conoscenza, di fatto l'Universo è creato: c'è un prima, il Dio che dorme un sonno senza sogni e c'è un dopo, il Dio che dimentica se stesso nel corpo della Sposa.

Nasce allora il Tempo, la quarta limitazione, il quarto velo della grande Dea.

Il Tempo è il fiume che trascina i pensieri, le azioni e i loro frutti come fossero ciottoli, o rami spezzati

Alcuni lo chiamano inconscio.

È il Tempo a creare la Terra e in ogni porzione di Terra si ritrova un po' di Spazio e di Vento e di Fuoco e d'Acqua.

Pure l Uomo è una porzione di Terra, ma racchiude in sé l'intera manifestazione.

Le orecchie, la bocca la capacità di esprimersi sono figlie dello Spazio.

La pelle, le mani, la voglia di conoscere, sono figlie dell'Aria.

Gli occhi, i piedi, l'impulso ad andare da un luogo all'altro, sono figli del Fuoco.

La lingua, i genitali, la volontà di creare sono figli dell'Acqua.

Quando i cinque vāyu, la forza di coesione che tiene insieme la materia, abbandonano il corpo, nel samadhi come nella morte, tutto ritorna a prima dell'inizio e la Terra si fa Acqua, l'Acqua si fa Fuoco e così via.

Come il moribondo, lo yogin smette di percepire con chiarezza il mondo esterno e sente, vede, tocca la furia degli elementi dentro di sé.

La materia solida diviene liquida e nell’estasi si sentono l'odore della Terra bagnata e il sapore dei fluidi corporei.

Forma e colore si scontrano, si fondono, si mutano l'una nell'altro.

La forza di disgregazione consuma il corpo dall'interno.

Si ascoltano suoni dimenticati e meravigliosi.

Poi tutto sfuma.

Dapprima sono gli odori a farsi meno intensi, poi i sapori.

Poi si smette di vedere.

Alla fine non rimane che un suono, il suono della vita.

Il suono che ci accompagna da sempre e che gli yogin percepiscono in meditazione. Ci si aggrappa a quel suono e ci si fa strada nel vuoto.

E nel vuoto si torna a vedere, ma si vede dentro.

Lo Spazio è un uovo blu dai contorni indefiniti.

Al centro un punto di luce bianca, accecante, luce che riempie e dà quiete.

So’ham …Io sono Lei, So'Ham...Io sono Lui.






[1] Jayaratha - Tantralokaviveka vol. III, pag. 430, citato da Lilian Silburn in "LA KUNDALINI O L'ENERGIA DEL PROFONDO “-ed. Adelphi


[2] Abhinavagupta (950 circa – 1020 circa) è stato uno dei più grandi filosofi, mistici ed esteti dell'India. Fu yogin, musicista, poeta e drammaturgo. La sua opera più famosa è il Tantrāloka, un trattato sugli aspetti teorici pratici del Tantrismo.

lunedì 22 gennaio 2018

Lo Hathayoga è Tantra: l'Alchimia dello Hathayogapradipika



Aum shrim hrim klim glaum gam ganapataye vara varada sarva janamme vashamanaya svaha


Si dice spesso che le tecniche operative dello yoga, ovvero le pratiche potenzialmente in grado di trasformare Corpo, Parola e Mente, siano segrete o nascoste.
Certo, non è impossibile che in qualche tempietto sperduto sulle montagne del Nepal o tra le foreste del Tamil Nadu ci siano dei libri o degli oggetti in grado di dare poteri incredibili a chi li legge o possiede, come le pietre di Shankara dei film di Indiana Jones, ma a volte penso che sia tutto scritto a chiare lettere e che la segretezza o l'esoterismo dipendano dalla nostra incapacità di vedere e dalla nostra ignoranza.
Spesso, negli ultimi anni, ho rintracciato insegnamenti alchemici creduti perduti in testi facilmente reperibili nelle libreria e nelle scuole di yoga.
Prendiamo ad esempio un versetto dello Hathayogapradipika, il 27° del IV capitolo:

मूर्छ्छितो हरते वयाधीन्मॄतो जीवयति सवयम |
बद्धः खेछरतां धत्ते रसो वायुश्छ पार्वति || २७ ||

mūrchchito harate vyādhīnmṝto jīvayati svayam |
baddhaḥ khecharatāṃ dhatte raso vāyuścha pārvati || 27 ||


Di solito si traduce così:
"Pârvati! Mercurio e il respiro, quando sono stabili, regolari, portano via le malattie ed il morto in sé ritorna in vita.
Dal loro controllo si ottiene kechara".


La traduzione si sa è sempre interpretazione, ed interpretare i versetti in sanscrito non è mai facilissimo.
Andando " a braccio" la parola khecharatāṃ viene da ख kha (seconda sillaba del chakra del cuore) che significa vuoto, cielo, etere, ma indica anche cavità del corpo e  da चर cara che significa "colui che investiga, che spia, che cammina".
Letteralmente Khecarata  sarebbe quindi colui che cammina nel cielo, lo Skywalker, termine che potrebbe indicare  l'iniziato o colui che ha determinati poteri psichici.
Andando avanti nella traduzione vedremo che
dhatte vuol dire ottenuto, assunto,
svayam vuol dire se stesso,
jīvayati vuol dire tornare in vita,
.vyādhī vuol dire malattia,
harate vuol dire rubare,

Per ciò che riguarda बद्धः baddhaḥ  diciamo che बाध bādha vuol dire ostacolo, guaio ecc. e
Baddha-jiva è il jiva (anima individuale) condizionato dai tattva (principi della manifestazione, gli elementi, ad esempio).
मृत mṛta significa morto-defunto
मूर्च्छित mūrcchita significa privo di coscienza,  e मूर्छित mūrchita significa svenuto, intontito, stupefatto.
रस rasa  parola comunemente usata per indicare i sapori, le essenze e i sentimenti, qui indica il mercurio, termine che ci conduce inevitabilmente all'Alchimia.



Mercurio inteso come pianeta  in India è Budha बुध , figlio della Luna ed è sposo di Ilā meglio conosciuta come Idā, dea del linguaggio, figlia e istruttrice di Manu il legislatore e questo a chi si intende di esoterismo occidentale, potrebbe dare altre indicazioni interessanti.
Ma torniamo al versetto:

"Pârvati! Mercurio e il respiro, quando sono stabili, regolari, portano via le malattie ed il morto in sé ritorna in vita.
Dal loro controllo si ottiene kechara".

Il Mercurio del versetto è il figlio di Shiva e Parvati, Gaṇeśa (Ganesha) letteralmente signore ( iśa) delle schiere (gaṇa).
Le schiere dei Marut.




Il simbolismo è complesso: i Marut, parola che indica contemporaneamente i "venti" e l'oro, sono coloro che compongono la schiera (marutgana) di fulmini e  monsoni che accompagna Indra, signore delle tempeste, nelle sue innumerevoli battaglie, ma sono da sempre al servizio di Ganesha.
Nei veda se ne trovano a volte 108, altre 60.
Sono dei nanetti orrendi, che gridano in maniera insopportabile,"Forme Pensiero" secondo alcune interpretazioni, responsabili, se lasciate a se stesse, di dolore e malattie, portatrici di realizzazioni e poteri psichici se guidate con saggezza.
In mano hanno la clava  di Vayu Dio del vento, e sono adornati da monili d'oro e da un cordone Brahminico fatto di serpenti.
Quando si pone al comando dei Marut, Ganesha viene chiamato Ganapathi, colui che conduce le schiere.
Ganapathi "Vinayaka" ha due spose, "Siddhi" e "Buddhi", "Potere Psichico" ed "Intuito Sovraconscio".

..Ma veniamo all'interpretazione "alchemica" del versetto dell'Hathayogapradipika:

Dalla gola, vishudda chakra normalmente, discende il nettare lunare (ACQUA/MERCURIO/TIGRE)


 che viene bruciato dall'energia dell'Ombelico (FUOCO/ZOLFO/DRAGONE).


Il nettare, che è ciò che ci tiene in vita, non è illimitato e quando si è completamente dissolto l'essere umano muore.
Lo yogin  tramite asana, mantra, mudra e kriya, cerca di invertire il processo naturale conducendo  il nettare, purificato dal Fuoco, di nuovo in alto, alla gola ed alla testa.
Per far questo utilizza varie tecniche tra cui viparita karani mudra , una specie di candela, che non è né un asana né una mudra, ma un processo prima dinamico che parte dalla posizione del cadavere shavasana, l'asana  che LIBERA LE SCHIERE DEI MARUT che accompagnano Ganaphati verso le sue spose Siddhi e Buddhi.
A questo punto bisogna introdurre altri riferimenti: il Mercurio rappresenta "anche" la mente sensoriale o Manas, che ha una qualche relazione con il  chakra della gola e si manifesta pienamente nel secondo chakra (Svadhistana Chakra).
Buddhi, o intuito sovraconscio ha sede in un chakra che porta il suo nome, situato sopra il punto della fronte, ma è in relazione con il chakra dei 10 maestri o nabhi chakra, posto all'ombelico.
Le Siddhi dimorano invece negli otto petali del chakra segreto del cuore, o hrit chakradetto anche "Diagramma delle perversioni"




Aggiungiamo adesso un altro tassello, indispensabile alla piena comprensione del versetto:
si è detto che rasa è il mercurio in senso di nettare,seme, ambrosia, e questo nettare è il responsabile delle emozioni, dette in sanscrito, guarda caso Rasa.
Le emozioni principali, quelle che possono e devono essere trasmesse e recepite nelle arti della danza e della musica, sono 8, ognuna delle quali collegata ad una forma della divinità e ad un colore:

Śringāram (शृन्गारं) amore, attrazione, Visnu color verde chiaro

Hāsyam (हास्यं) gioia, ilarità, Pramata color bianco.

Raudram (रौद्रं) furia, rabbia, Rudra color rosso.

Kārunyam (करुणं) , compassione, misercordia , Yama color grigio.

Bībhatsam (बीभत्सं) disgusto, avversione, Siva color blu

Bhayānakaram (भयानकं) orrore, terrore, Kala color nero

Vīram (वीरं) coraggio eroismo, Indra, giallastro.

Adbhutam (अद्भुतं) meraviglia, Brahma, color giallo.

śāṃtam (शांतम्) pace tranquillità, Visnu color blu.

Il mercurio mente sensoriale scende dal chakra della gola a quello dell'ombelico e i rasa "impulsati" dalle percezioni sensoriali, vengono trasformati in  Bhava (sentimenti, ma sarebbe più indicata la parola inglese mood), che si manifestano al chakra dei genitali  o svadhistana chakra,e sono le matrici delle nostre azioni e quindi del karma :

Rati . amore
Hasya . ilarità, riso.
Soka .dolore
Krodha. rabbia
Utsaha . energia
Bhaya . terrore.
Jugupsa . disgusto
Vismaya . stupore, meraviglia.


In termini di alchimia occidentale  Mercurio e Zolfo, si sposano e il risultato-figlio-sale si manifesta come forma/stampo in svadisthana chakra (acque inferiori) da cui emerge l'io illusorio agito dalle emozioni.


La rettificazione mercuriale consiste nell'inversione del flusso delle energie, in modo da sostituire all'io illusorio, schiavo dei Marut, l'IO DIVINO, signore dei Marut (Ganesha in quanto figlio di Shiva "é"Shiva)
Mercurio, come si è visto, è anche lo sposo di Ida che altri non è se non il canale in cui circolano tutte le energie della parte sinistra del corpo (emisfero celebrale destro), bianco/argento come la luna.
Lo Zolfo invece corrisponde a Pingala, il canale  in cui circolano tutte le energie della parte destra del corpo (emisfero sinistro), rosso e/o giallo/rossiccio.
I due canali si intrecciano in corrispondenza del chakra della fronte, ājñā.



Quando i due flussi sono equilibrati si stabilisce un flusso regolare  delle correnti bipolari contenute in sushumna, il canale centrale.
Quando si attua l'inversione, in qualche modo, l'ACQUA (canale di sinistra) sale attivando la cosiddetta MENTE ANALOGICA, e il FUOCO (canale di destra) discende.

 Kechari mudra è, infine, la manovra con la quale spostando la lingua sul palato molle  si unisce il chakra della Gola vishuddhi,  con quello della fronte  ājñā con attivazione di talu cakra, il chakra del palato molle).Il risultato è l'apertura di un canale detto shankini nadi, che permette di riportare l'energia "rettificata" al cuore, fine ultimo dello Hatha Yoga.

LO SWAMI PALLIDO








E se lo Yoga Moderno lo avessero inventato gli occidentali?
partendo da questa ipotesi, assurda,Laura ed io abbiamo fatto delle scoperte. Alcune interessanti, altre divertenti, altre decisamente sconvolgenti.
La dimostrazione per assurdo, ovvero il partire da una ipotesi inverosimile per dimostrare la validità del suo contrario, è un procedimento assai comune nella filosofia e nella scienza dei secoli passati.
Esempio: decido di dimostrare che l'Uomo è andato sulla Luna, verità inoppugnabile .per la scienza ufficiale, e parto dall'ipotesi opposta, ovvero "l'Uomo NON è mai andato sulla Luna" . Comincio a cercare le prove della mia ipotesi "assurda", vaglio i documenti e le testimonianze, cerco i motivi per cui migliaia di scienziati, militari e privati cittadini avrebbero messo in scena dei viaggi fasulli,ecc. ecc.
Di solito la dimostrazione per assurdo porta a confermare l'Ipotesi originaria.Nel caso dei viaggi sulla  Luna la conclusione potrebbe essere : "NON è vero che l'Uomo NON è andato sulla Luna, quindi l'Uomo è andato sulla Luna".
Chiaro?
Dunque partendo dall'ipotesi, assurda, "lo Yoga Moderno NON è nato in India, ma in Occidente", Laura ed io abbiamo cominciato una serie di ricerche che ci hanno portato a fare scoperte, come dicevamo, interessanti e/o divertenti e/o sconvolgenti.
Ovviamente non abbiamo trovato, per fortuna...., le prove di chissà quali manipolazioni e truffe. Lo Yoga è nato e si sviluppato, senza ombra di dubbio, nel sub continente indiano,  ma è molto, molto probabile che ,nella trasmissione degli insegnamenti vedici e tantrici ad un certo punto della storia dell'umanità, siano intervenuti studiosi e ricercatori occidentali, trasformando in maniera sostanziale alcune  tecniche e alcuni principi fondamentali.
Ci abbiamo scritto pure un libro di 130 pagine, zeppo di vecchie foto e copie di documenti antichi: 

"LO SWAMI PALLIDO, STORIA DEI GESUITI CHE INVENTARONO LO YOGA".



Ovviamente il titolo del libro ( che è auto-pubblicato e si può leggere gratuitamente su Amazon Kindle) è provocatorio, nessuno ha inventato niente di santa pianta, ma,secondo noi, ciò che oggi chiamiamo Yoga, sia nella versione più fisica attribuita a Krishnamacharya, Iyengar e Patthabhi Jois, sia nella versione più filosofica, che fa riferimento all'Advaita Vedanta di Ramakrishna, Ramana Maharishi e Nisargadatta, è stato influenzato da misconosciuti ricercatori occidentali,in gran parte appartenenti alla Compagnia di Gesù.
I primi maestri misconosciuti di cui ci siamo occupati sono due gesuiti francesi, Padre Amiot e Padre Cibot.
I due,in missione nella Cina del '700, introdussero in Europa la Ginnastica per la salute. dei monaci taoista, chiamata all'epoca Cong-Fou, disegnando le posizioni e dando le proprie interpretazioni del lavoro che oggi chiamiamo "sottile" sull'energia, i meridiani, i cakra ecosì via.


Il loro lavoro entusiasmò uno spadaccino svedese, Henrik Ling, che creò, ispirandosi dichiaratamente al Cong-Fou dei gesuiti francesi, una scuola di educazione fisica in cui insegnava Ginnastica estetica (quella che oggi chiamiamo Callisthenc), Ginnastica medica  e Ginnastica militare.
Il metodo di Ling ebbe un successo clamoroso e venne studiato nelle accademie militari di tutta europa. nacquero scuole di Ginnastica svedese un po'ovunque, e danzatori e acrobati dei vaudeville e dei circhi equestri iniziarono ad allenarsi secondo i dettami della Cong-fou verniciato all'europea da Ling (sono parole sue e dei suoi allievi).
Grazie ai Militari britannici di stanza a Mysore, la Ginnastica di Ling arrivò a Krishnamacharya, che intenzionato a modernizzare lo Yoga indiano,mescolò posizioni, coreografie e metodi di allenamene "Callisthenici" alle  tecniche tradizionali.
Non ci credete?
Guardate le foto:
la prima è una coreografia degli allievi di Krishnamacharya negli anni '30.  



La seconda è una coreografia di militari irlandesi dei primi del '900.



Qua sotto vediamo nelprimo scatto invece  Krishnamacharya, in piedi a sinistra, che osserva le evoluzioni dei suoi allievi,  e nel secondo, a sinistra, un insegnante di ginnastica svedese che osserva le evoluzioni dei suoi allievi.



In quest'altra immagine vediamo invece un giovanissimo Iyengar:


E di seguito, un ballerino di Vaudeville di fine '800: notate qualche somiglianza?

la documentazione fotografica è ricchissima. Quesyo è un allievo di krishnamacharya, annin '30.


E questa una ballerina franzese di fino '800.


Se nella nostra dimostrazione per assurdo ci basassimo solo sulle fonti iconografiche dovremmo ammettere, contro ogni aspettativa, che.. sì, lo Yoga Moderno è nato in occidente.
Le foto di ginnasti e danzatori occidentali del XVIII e XIX secolo, impegnati in quelli che  trenta o quaranta o cinquanta anni dopo saranno gli asana e le sequenze dello Yoga Moderno.
Una specie di Ginnastica Svedese verniciata all'Indiana.
ovviamente si tratta solo di una divertita provocazione, ma potrebbe essere interessante che no, Laura ed io,i e i nostri colleghi insegnanti di Yoga cominciassimo a studiare seriamente le tecniche della ginnastica Callisthenica di Ling confrontandole con i metodi e i principi fondamentali dello Yoga. Potrebbe essere un esercizio assai utile....
Per ciò che riguarda lo yoga tra virgolette "filosofico", leggete questi nomi:

-         

Lahiri Mahasaya (1828 – 1895)

Paramhamsa Ramakrishna (1836 – 1886).

- Swami Vivekananda (1863 – 1902).

- Sri Aurobindo (1872- 1950)

- Sri Yukteswar Giri (1855 – 1936)

- Paramhamsa Yogananda ((1893 – 1952)

- A. C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada (1896 – 1977).

Si tratta dei più famosi, per noi, maestri di Yoga dell'XIX e XX secolo, coloro che hanno portato in occidente lo Yoga nei suoi tre rami Jnana (Conoscenza), Bhakti (devozione) Karma (Lavoro/Servizio)

Swami Prabhupada è il fondatore del Movimento degli Hare krishna.

Yogananda, allievo di Yukteswari e di Lahiri Mahasaya, è il fondatore della “Self-Realization Fellowship” e l’autore di “Autobiografia di uno Yogi”,il libro che ha introdotto il mito dell’immortale Babaji in Occidente.

Aurobindo è il fondatore dello Yoga Integrale.

Swami Vivekananda, allievo di Ramakrishna, è il fondatore della Ramakrishna Mission ed il primo ad aver introdotto l’Advaita Vedanta negli Stati Uniti.

Bene, sono tutti Bengalesi e tutti legati al Brahmonismo, l'induismo Riformato di Debrendenath Tagore, padre del poeta Rabindranath,
Andando a leggere i principi base del Brahmonismo e la sua storia si fa una scoperta singolare e,per certi versi sconvolgente.
Il Brahmonismo,religione monoteista, avversa alle caste, agli "idoli di pietra" e ai rituali tradizionali Induisti, prende gran parte della sua dottrina da un padre gesuita del XVII secolo, Roberto de Nobili.


Iniziato all'Advaita vedanta da Shivadharma, il nostro conterraneo costruì un ashram in cui insegnava filosofia indiana e teologia cristiana.
Fondò anche un ordine monastico, quello dei Pandaraswami,o "mariti pallidi".
Già,perchè il termine Swami prima di lui voleva dire quasi esclusivamente "marito", "compagno".
I Pandaraswami si vestivano di Ocra o arancione, avevano zoccoli di legno, e insegnavano che la Trimurtì era la Santissima Trinità,  e che Sat Chit Ananda era il nome del Dio unico Inconoscibile.
L'acume l'acume e il sapere filosofico di de Nobili lo portarono ad essere assai apprezzato dagli Shankaracharya.
Per riunire la Teologia cattolica con i principi del Vedanta si inserì una serie di concetti e tecniche cristiane nello Yoga degli shankaracharya, come alcuni degli esercizi spirituali di Ignazio di Loyola, ovviamente verniciati all'indiana, e prendendo spunto da una serie di leggende riguardanti l'arriva di san Tommaso in India (lo chiamano Mar Toma) si inventò o adattò una storia, plausibile tra l'altro,  secondo la quale Gesù avrebbe studiato in un monastero advaita e che Shankara, il fondatore dell'ordine degli Shankaracharya, sarebbe  nato, induista, in una comunità cristiana ed avrebbe mutuato dal cristianesimo gran parte delle sue teorie.

Straordinario, secondo noi.
Ecco perché certi principi dell'advaita Vedanta somigliano così tanto alla filosofia platonica o alla metafisica cristiani!
Sono gli stessi!

Ovviamente si tratta di un gioco, di una provocazione intellettuale, ma,pure, i documenti dell'epoca sono assai chiari. de Nobili è studiato ancora oggi nelle università cattoliche ed è considerato il Padre della Teologia Contemporanea.
Un altro Pandaraswami,  Costanzo Breschi, ormai conosciuto solo con il suo nome indiano, Viramuniram, è considerato ilpadre della letteratura Tamil.
Secondo noi sarebbe interessante riflettere anche su questo, sull'influenza, provata, dei Padri  Gesuiti nella nascita dei moderni movimenti spirituali ispirati allo Yoga.

Un sorriso,
Paolo